Cambiare tv sarà “obbligatorio” per tanti, ma non per tutti: ecco a chi toccherà e le agevolazioni in vista

CAMBIARE TV 2019 AGEVOLAZIONI – Nel 2022 ci sarà il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione. Una novità tecnologica che darà vita alla “tv del domani”. Ad oggi, 2019, i dettagli da chiarire sono diversi e molti italiani avrebbero volentieri fatto a meno di questo “problema”.

Intanto, il Governo avrebbe previsto di destinare un fondo da 151 milioni di euro al nuovo bonus per la sostituzione dei televisori in vista del passaggio al digitale terrestre di seconda generazione.

L’agevolazione dovrebbe prender forma già a partire dal 2019, previa definizione di regole e modalità per beneficiare dell’incentivo. Non è chiaro però se si tratterà di una detrazione fiscale o se di un contributo economico applicato sotto forma di sconto dal rivenditore al momento dell’acquisto.

Il bonus, sia nella forma di detrazione che di contributo monetario, dovrebbe coprire soltanto una parte del costo della spesa che sarà necessario sostenere per adeguarsi al nuovo digitale terrestre.

Una delle ipotesi è tuttavia che, in fase iniziale, la possibilità di beneficiare delle agevolazioni per la sostituzione della tv riguardi solo gli anziani con reddito fino ad 8.000 euro, già oggi esentati dal pagamento del Canone Rai.

L’unica certezza, ad oggi, è la dotazione finanziaria, incrementata dalla Legge di Bilancio 2019, in vista dell’avvento della nuova rivoluzione digitale che manderà in pensione i nostri vecchi televisori.

Cambiare tv 2019 agevolazioni | Quali televisioni | Modelli

Attenzione: non tutte le tv dovranno essere necessariamente cambiate, ed è proprio per questo che è necessario informarsi su quali televisori andranno sostituiti e quali quelli che invece saranno in grado di ricevere il segnale.

Quelli acquistati di recente dovrebbero infatti garantire la conformità con i nuovi requisiti tecnici. Quali sono questi requisiti? Le nuove televisioni dovranno rispettare il nuovo standard di trasmissione DVB-T2 con HEVC, che prometterà di portare l’alta televisione video nelle case di tutti gli italiani.

Ovviamente per cambiare tv non c’è alcuna fretta. Il termine per allinearsi con il digitale terrestre di seconda generazione – al momento – è fissato per il primo luglio 2022, quando avverrà il ‘trasloco’ definitivo allo standard di trasmissione televisiva DVB-T2 con HEVC.

Per legge, tutte le tv in commercio da gennaio 2017 sono già provviste di questo tipo di tecnologia.

Dal primo gennaio 2017 i rivenditori, che avrebbero dovuto eliminare dagli scaffali televisori con il digitale terrestre di prima generazione, date le grandi quantità in magazzino, hanno continuato – grazie ad una integrazione last minute della legge – a commercializzare le tv provviste del vecchio digitale terrestre DVB-T, a patto però di venderle in abbinamento ad un decoder DVB-T2 con codec HEVC.

Da dove arriva questa decisione? Non dall’Italia, ma dall’Europa. La rivoluzione digitale è stata fortemente voluta dall’UE in conseguenza della nuova assegnazione delle frequenze che, con una direttiva della Commissione, obbliga tutti i Paesi dell’Unione ad adottare il nuovo standard entro il 2022.

L’Europa ha chiesto quindi di spegnere entro il 2022 parte delle frequenze di trasmissione televisive. Insomma, milioni di italiani nei prossimi anni saranno chiamati ad aggiornarsi e ad “aggiornare” le proprie televisioni. In ballo c’è una nuova rivoluzione digitale.

La tua TV è compatibile con il nuovo digitale terrestre?

La tua TV è compatibile con il nuovo digitale terrestre?

Si tratta quindi di cambiamenti tecnici, difficili da comprendere fino in fondo per i non addetti ai lavori. Quello che è chiaro è che molte delle televisioni presenti nelle case degli italiani non riusciranno a leggere il nuovo digitale terrestre e andranno cambiate o dovranno essere affiancate a un decoder.

Come fare per capire se la tua TV è compatibile con il nuovo digitale terrestre oppure no? Innanzitutto, controlla l’anno di produzione. Visto l’annunciato cambiamento, produttori e rivenditori già da qualche tempo erano obbligati a mettere sul mercato televisori compatibili con i nuovi standard.

TV acquistata nel corso del 2017

Tutti gli apparecchi prodotti a partire dal 2016 e venduti a partire dal 2017 sono compatibili con il nuovo standard. I modelli che trovi ora nei negozi hanno già una tecnologia adatta a leggere il segnale che sarà usato dal 2022 e, se non la hanno, devono essere venduti per legge insieme a un decoder adatto.

TV prodotte tra il 2010 e il 2015

Quasi tutte queste TV supportano, in molti casi, la trasmissione in alta definizione e quindi potranno continuare a funzionare con un decoder compatibile con lo standard DBV-T2.

TV antecedenti al 2010

Per i televisori prodotti prima del 2010 il discorso è più delicato. Se gli apparecchi sono dotati di un ingresso HDMI potrebbero essere collegati a un decoder compatibile, ma bisogna comunque considerare che queste TV non riescono a mostrare i canali in alta definizione perché non supportano il codec Mpeg4. Per riuscire a vedere tutti i canali, anche quelli che trasmettono in HD, dovrai acquistare una nuova televisione.

Per essere certo che sia compatibile o adattabile al nuovo digitale terrestre, controlla il libretto di istruzioni o cerca il modello su internet. In questo modo potrai sapere se dovrai comprare un decoder o se sarai costretto a rottamare la tua vecchia TV.

Tratto da https://www.6sicuro.it/casa/nuovo-digitale-terreste-dvb-t2

Digitale terrestre: dal 2019 arrivano i primi incentivi per i decoder

Nella Legge di Bilancio 2019 previsti gli incentivi per acquistare televisori e decoder che supportano il nuovo standard MPEG 4. Ecco come poterli utilizzare

27 Dicembre 2018 – Saranno 151 milioni di euro i soldi stanziati dal Governo per incentivare l’acquisto di televisori e decoder che supportino il nuovo standard DVB-T2 che dal 2020 permetterà la visione dei canali del digitale terrestre in Italia. Infatti, le frequenze occupate finora dal digitale terrestre dovranno essere liberate per far spazio al 5G e verranno spostate su nuove frequenze radio utilizzando lo standard MPEG 4.

La Legge di Bilancio in discussione alle Camere prevede un fondo di 151 milioni di euro per incentivare l’acquisto di decoder e di televisori: i soldi saranno disponibili dal 2019 al 2022 oppure fino a esaurimento. L’obiettivo è arrivare al 2022 (data entro il quale lo switch-off delle frequenze verrà completato) con tutta la popolazione italiana dotata di un dispositivo che possa trasmettere con il nuovo standard DVB-T2. La nuova tecnologia scelta per la trasmissione dei canali del digitale terrestre è già presente su tutti i televisori acquistati da gennaio 2017: lo standard DVB-T2 è stato scelto per creare meno problemi possibili agli utenti.

Digitale terrestre, cosa cambierà dal 2020

Lo switch-off del digitale terrestre avrà inizio il 1 gennaio 2020 e avverrà per step fino al 31 dicembre 2021. Le prime regioni interessate dal cambio di frequenza saranno Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna e si finirà con alcune provincie del veneto, Emilia – Romagna, Marche, Friuli – Venezia – Giulia, Molise, Puglia, Basilicata e le provincie di Cosenza e Crotone. La migrazione delle frequenze permetterà allo Stato italiano di liberare la banda 700MHz e di iniziare a lavorare sulla rete 5G nazionale.

Il cambio di frequenza del digitale terrestre dovrebbe impattare circa il 35% della popolazione italiana che non ha in casa un televisore che supporta il nuovo standard DVB-T2. Infatti, tutti i TV venduti da gennaio 2017 in poi hanno già il decoder integrato e non avranno problemi a trasmettere i canali del digitale terrestre quando avverrà lo switch-off delle frequenze. Per capire se il proprio televisore è in grado di trasmettere i canali con standard MPEG 4, basta fare una semplice prova: sintonizzatevi sui canali HD della Rai, di Mediaset o di LA7. Se non avete nessun tipo di problemi, allora vuol dire che il vostro televisore è già pronto per il digitale terrestre 2.0. in caso contrario, potrete beneficiare degli incentivi messi a disposizione con la Legge di Bilancio 2019.

 

Tecnologia dCSS distribuzione IF-IF ad 1 CAVO

Gli impianti IF-IF effettuano la distribuzione centralizzata di segnali provenienti da più satelliti e/o bande e/o polarità attraverso un singolo cavo di discesa.

Il principio di funzionamento è quello della conversione delle frequenze dei transponder relativi alle emittenti prescelte in frequenze diverse della stessa banda IF effettuata da una centralina di testa “intelligente”.

La necessità di convertire le frequenze, nasce dall’impossibilità di gestire la commutazione delle varie polarizzazioni e bande in presenza di un numero elevato di utenze collegate attraverso un singolo cavo.

Gli impianti IF-IF più evoluti riescono a convertire e distribuire una trentina di transponder.

Il tecnico antennista che realizza l’impianto condominiale seleziona di default proprio quelli del bouquet Sky.

In questo caso, dal momento che lo Sky Q può gestire anche la modalità statica del dCSS e quindi anche un sistema IF-IF con frequenze predeterminate, non sarà necessario alcun adeguamento, ma solo la programmazione inclusa nel costo di installazione e attivazione del box.

Con LNB dCSS si hanno a disposizione un massimo di 32 frequenze alle quali si possono associare altrettanti
transponder, da distribuire nella banda IF-IF.

I 32 transponder selezionati possono essere distribuiti ad un numero potenzialmente illimitato di utenti.

Per maggiori informazioni contatta Antennista Plus

IL 1° GENNAIO 2019 ARRIVA SUL DIGITALE TERRESTRE LA SVIZZERA ITALIANA.

Da alcuni giorni sulla tv locale della Lombardia Telereporter è trasmesso un promo in cui si annuncia l’arrivo di un nuovo canale denominato SVI 82.
Inizierà la sua programmazione, con un palinsesto firmato dalla Svizzera Italiana,  dal 1° Gennaio 2019 sul canale LCN 82 del digitale terrestre.
Attualmente sulla LCN 82 è trasmessa TRS RETE 82 in onda attraverso il mux nazionale RETECAPRI e in alcune regioni da altri provider locali.
Nei prossimi giorni vi forniremo ulteriori dettagli in merito a questo nuovo progetto televisivo.

 

Il nostro Volantino

La Tv Svizzera Italiana dà l’addio al digitale terrestre

Entro la fine del 2019 la SSR smetterà di trasmettere i propri programmi, fra i quali RSI La Uno e La Due, attraverso la rete digitale terrestre (DVB-T).
La decisione è stata presa in quanto l’elevata disponibilità di reti cablate in Svizzera fa sì che il digitale terrestre sia utilizzato sul territorio svizzero soltanto da un numero esiguo di telespettatori.

L’aspetto più rilevante, a mio parere, è che non solo la Svizzera non prende neanche in considerazione il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione, che in Italia sarà introdotto tra qualche anno, ma che proprio chiude alla vecchia tecnologia via etere a favore di quella via cavo e alla rete.

Più in generale è interessante notare come la televisione sia profondamente cambiata nel giro di pochi anni. L’introduzione di piattaforme satellitari, il digitale terrestre, i canali tematici, ha prodotto una frammentazione che ha scardinato i vecchi monopoli. La diffusione della banda larga (che credo in Italia sia ancora troppo indietro per poter pensare di fare un passo simile a quello dei vicini confinanti) ha ormai introdotto una visione differita dei programmi e il palinsesto realizzato secondo i propri gusti e tempi.

Nuovo digitale terrestre, cosa cambierà (e cosa no) per gli utenti

In linea con le normative europee in campo digitale e riguardanti le reti 5G infatti, anche in Italia sbarcherà il nuovo digitale terrestre, che prevede per le trasmissioni televisive l’utilizzo del MPEG4, definito in gergo tecnico DVB-T2. Certamente chi si trova in procinto di acquistare un televisore è bene che legga la normativa che tra poco cambierà il panorama delle reti televisive. Finora è stato utilizzato infatti il DVB-T, mentre il nuovo formato consiste in una sua estensione, il DVB-T2 appunto. La nuova tecnologia dovrà entrare in vigore entro il 2022, a partire dal 2020 in una fase di transizione di circa due anni.

Non si sarà obbligati però a cambiare tutti i televisori: se si possiede infatti una TV non idonea, sarà necessario solamente acquistare un decoder adatto. Se è stato acquistato un televisore nell’ultimo anno e mezzo è probabile che il modello sia già compatibile con la nuova tecnologia. Per chi invece ha comprato una TV prima del 1 luglio 2016, è molto probabile che dal 2022 non funzioni più, se non tramite un decoder nuovo. Il 1 luglio 2016 tuttavia non è una data casuale: infatti da quel giorno, le TV vendute dai produttori ai negozi di distribuzione devono possedere un sintonizzatore in grado di ricevere le frequenze in tecnologia DVB-T2, con le codifiche approvate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

C’è poi chi desidera comprare un televisore nuovo e in questo caso non c’è problema di compatibilità: dal 1 gennaio 2017 infatti è obbligatorio per i negozianti vendere ai consumatori televisori già compatibili con il DVB–T2. Rimane comunque importante fare attenzione, soprattutto in caso di sconti vantaggiosi e acquisti online, perché rimane il rischio di ritrovarsi con un televisore con DVB-T. È necessario quindi capire se il televisore supporta lo standard DVB-T2 e il codec H265/HEVC. Il Mise ha comunicato che nel 2022 bisognerà avere esclusivamente TV con tecnologia DVB-T2 e standard HEVC, mentre oggi tale caratteristica è assente su 9 TV su 10: dal cambio di normativa insomma non si scappa.

Nel concreto, il passaggio al DVB-T2 libera le frequenze mobili della banda 700, comprese tra i 694 e i 790 MHz, frequenze assegnate alle telecomunicazioni mobili 4G e 5G. Non sarà un cambio privo di benefici: le frequenze sulla banda 700 arrivano infatti meglio negli immobili e superano ostacoli con maggiore facilità, rispetto alle lunghezze d’onda più corte. In questo modo smartphone e tablet saranno coperti in modo migliore. Inoltre, ci sarà un aumento della qualità visiva e sonora, oltre all’alta e altissima definizione.

Non solo dal 2020 inizierà il passaggio al DVB-T2, ma inizierà anche l’adozione del codec HEVC (High Efficiency Video Coding), in grado di supportare l’ultra definizione delle immagini fino a 8192 x 4320 pixel. Tuttavia, Rai e Mediaset hanno già affermato che non ci sarà il passaggio dei loro canali principali fino al giorno di conferma definitiva del cambio in sede legislativa. La rivoluzione del 2020 non porterà solamente maggiore qualità visiva, ma potrebbe aiutare anche a rivitalizzare un mercato in difficoltà: nei primi sei mesi del 2017 infatti si è registrato il 10% in meno di apparecchi televisivi venduti. In Francia si è arrivati anche ad una diminuzione del 46%. Il calo interessa il territorio dal 2015, quando si è registrato una diminuzione del 12,2% e solo nel 2016 si è avuto un aumento del 3,7%, in concomitanza con gli Europei di calcio. Quel che è certo è che bisognerà studiare le caratteristiche tecniche dei nostri apparecchi televisivi e adeguarsi entro il 2022, per non rimanere davanti ad uno schermo nero.

Tecnologia 5G, ma non sarà pericolosa?

Si parla molto delle tecnologia 5G e sugli effetti che potrebbe avere sugli esseri viventi del pianeta compresi noi esseri umani.
L’italia partirà con la commercializzazione di questa tecnologia nel 2020, le aste tra i gestori della rete sono già iniziate.
Ma siamo sicuri che queste frequenze non creino problemi al nostro complesso organismo?
Ecco cosa è successo durante un esperimento di attivazione della rete 5G dove centinaia di uccelli sono caduti dal cielo nei Paesi Bassi, una casualità?

Impianto multiservizio in fibra ottica

In condominio convivono da sempre molti impianti di telecomunicazioni: si pensi alla TV terrestre, quella satellitare, la telefonia, internet, citofoni etc… negli ultimi anni si stanno aggiungendo sempre più spesso altri servizi come sistemi di videosorveglianza e reti dati locali del condominio (magari utilizzate proprio per il sistema di videosorveglianza o per quello dei citofoni).

Il futuro di tutti questi servizi è quello di integrarsi tra di loro a formare un sistema la cui funzionalità è maggiore della somma delle funzionalità delle sue parti, ma per farlo è necessario prima avere un’infrastruttura adeguata.

La topologia naturale delle reti dati è quella a stella, che è utilizzabile anche per tutti gli altri servizi di comunicazioni elettroniche tipici degli impianti condominiali.

L’impianto centralizzato multi servizio fornisce un’infrastruttura in fibra ottica in grado di ospitare tutti questi servizi basandosi su una topologia a stella FTTH già pronta per gli ampliamenti dei prossimi anni. Si basa su un centro stella ottico di edificio ospitato in un locale tecnico da cui partono tutti i cavi in fibra ottica che raggiungono direttamente l’interno di ogni appartamento.

I cavi impiegati in questo tipo d’impianto sono microcavi multifibra, ovvero dei cavi di piccolissime dimensioni contenenti diverse fibre ottiche. Ogni fibra ottica può essere dedicata ad un diverso impianto arrivando a collegare l’appartamento fino a 8 diversi impianti in fibra ottica con lo stesso cavo.

A causa delle difficoltà di cablaggio degli edifici gli ISP stanno ricorrendo sempre più spesso a soluzioni FTTC che porta la connessione in fibra ottica solamente fino al cabinet sulla strada, da quel punto in poi la connessione è fornita sul vecchio doppino in rame. Questo tipo di connessione non permette all’utente di sfruttare a pieno la banda della fibra ottica, in quanto la velocità è limitata dalla tratta in rame. Queste connessioni raggiungono generalmente i 30Mbps in download e 3Mbps in upload. Le connessioni ad internet in fibra ottica FTTH, ovvero quelle realizzate in fibra fino all’interno dell’appartamento dell’utente, permettono di raggiungere velocità anche di 1000 Mbps (1 Gigabit al secondo).

Il centro stella dell’impianto multi servizio è compatibile con i ripartitori ottici di edificio (ROE) utilizzati della maggior parte degli internet service provider (ISP), come Telecom Italia, Fastweb, Vodafone, ecc… per fornire la connessione in fibra ottica FTTH ad alta velocità (100, 300, 1000 Mbps) negli appartamenti. Grazie a questa caratteristica sarà possibile per gli operatori telefonici utilizzare l’impianto centralizzato per fornire telefonia e connessione ad internet agli utenti senza dover effettuare il cablaggio dell’edificio dovendo aggiungere altri cavi per i quali spesso non c’è abbastanza spazio nelle tubazioni condominiali. Gli operatori potranno quindi avvalersi dell’impianto in fibra ottica multiservizio già realizzato dal condominio per collegare velocemente e con poco sforzo (sia in termini di manodopera che economici) gli appartamenti alla rete internet.

La grande quantità di fibre ottiche presenti nei microcavi rende l’impianto già predisposto per ogni impianto di telecomunicazioni che si vorrà aggiungere in futuro ai servizi del condominio, servizi che grazie alle nuove tecnologie nei campi dell’internet of things, smart grid, smart building ed home automation sono destinati ad aumentare.

A partire dal cuore di questo impianto sarà possibile possibile effettuare anche un cablaggio in fibra ottica delle parti comuni dell’edificio per poterle connettere ai servizi del condominio rendendo disponibile ad esempio una connettività Wireless alla rete LAN condominiale.

Questo tipo d’impianto è perfetto per le nuove costruzioni che devono seguire le ultime normative come la legge 164/2014, ma può essere realizzato anche per ristrutturazioni e in vecchi edifici grazie alle piccole dimensioni dei cavi in fibra ottica e alla possibilità di inserire i cavi nelle tubazioni dell’energia elettrica, in quanto i cavi impiegati non conducono l’elettricità.

Non è necessario affrontare da subito tutta la spesa della transizione di tutti gli impianti dalla tecnologia tradizionale a quella in fibra ottica, ma sarà possibile farlo successivamente aggiungendo i vari servizi nell’infrastruttura unica multi servizio già predisposta.

Per quanto riguarda la parte della distribuzione televisiva, l’installazione all’interno dell’appartamento risulterà analoga a quella di un impianto TV in fibra ottica dedicato alla sola distribuzione TV con la differenza che saranno disponibili anche altre fibre ottiche per la connessione degli altri impianti.