Digitale terrestre: dal 2019 arrivano i primi incentivi per i decoder

Nella Legge di Bilancio 2019 previsti gli incentivi per acquistare televisori e decoder che supportano il nuovo standard MPEG 4. Ecco come poterli utilizzare

27 Dicembre 2018 – Saranno 151 milioni di euro i soldi stanziati dal Governo per incentivare l’acquisto di televisori e decoder che supportino il nuovo standard DVB-T2 che dal 2020 permetterà la visione dei canali del digitale terrestre in Italia. Infatti, le frequenze occupate finora dal digitale terrestre dovranno essere liberate per far spazio al 5G e verranno spostate su nuove frequenze radio utilizzando lo standard MPEG 4.

La Legge di Bilancio in discussione alle Camere prevede un fondo di 151 milioni di euro per incentivare l’acquisto di decoder e di televisori: i soldi saranno disponibili dal 2019 al 2022 oppure fino a esaurimento. L’obiettivo è arrivare al 2022 (data entro il quale lo switch-off delle frequenze verrà completato) con tutta la popolazione italiana dotata di un dispositivo che possa trasmettere con il nuovo standard DVB-T2. La nuova tecnologia scelta per la trasmissione dei canali del digitale terrestre è già presente su tutti i televisori acquistati da gennaio 2017: lo standard DVB-T2 è stato scelto per creare meno problemi possibili agli utenti.

Digitale terrestre, cosa cambierà dal 2020

Lo switch-off del digitale terrestre avrà inizio il 1 gennaio 2020 e avverrà per step fino al 31 dicembre 2021. Le prime regioni interessate dal cambio di frequenza saranno Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna e si finirà con alcune provincie del veneto, Emilia – Romagna, Marche, Friuli – Venezia – Giulia, Molise, Puglia, Basilicata e le provincie di Cosenza e Crotone. La migrazione delle frequenze permetterà allo Stato italiano di liberare la banda 700MHz e di iniziare a lavorare sulla rete 5G nazionale.

Il cambio di frequenza del digitale terrestre dovrebbe impattare circa il 35% della popolazione italiana che non ha in casa un televisore che supporta il nuovo standard DVB-T2. Infatti, tutti i TV venduti da gennaio 2017 in poi hanno già il decoder integrato e non avranno problemi a trasmettere i canali del digitale terrestre quando avverrà lo switch-off delle frequenze. Per capire se il proprio televisore è in grado di trasmettere i canali con standard MPEG 4, basta fare una semplice prova: sintonizzatevi sui canali HD della Rai, di Mediaset o di LA7. Se non avete nessun tipo di problemi, allora vuol dire che il vostro televisore è già pronto per il digitale terrestre 2.0. in caso contrario, potrete beneficiare degli incentivi messi a disposizione con la Legge di Bilancio 2019.

 

Tecnologia dCSS distribuzione IF-IF ad 1 CAVO

Gli impianti IF-IF effettuano la distribuzione centralizzata di segnali provenienti da più satelliti e/o bande e/o polarità attraverso un singolo cavo di discesa.

Il principio di funzionamento è quello della conversione delle frequenze dei transponder relativi alle emittenti prescelte in frequenze diverse della stessa banda IF effettuata da una centralina di testa “intelligente”.

La necessità di convertire le frequenze, nasce dall’impossibilità di gestire la commutazione delle varie polarizzazioni e bande in presenza di un numero elevato di utenze collegate attraverso un singolo cavo.

Gli impianti IF-IF più evoluti riescono a convertire e distribuire una trentina di transponder.

Il tecnico antennista che realizza l’impianto condominiale seleziona di default proprio quelli del bouquet Sky.

In questo caso, dal momento che lo Sky Q può gestire anche la modalità statica del dCSS e quindi anche un sistema IF-IF con frequenze predeterminate, non sarà necessario alcun adeguamento, ma solo la programmazione inclusa nel costo di installazione e attivazione del box.

Con LNB dCSS si hanno a disposizione un massimo di 32 frequenze alle quali si possono associare altrettanti
transponder, da distribuire nella banda IF-IF.

I 32 transponder selezionati possono essere distribuiti ad un numero potenzialmente illimitato di utenti.

Per maggiori informazioni contatta Antennista Plus

IL 1° GENNAIO 2019 ARRIVA SUL DIGITALE TERRESTRE LA SVIZZERA ITALIANA.

Da alcuni giorni sulla tv locale della Lombardia Telereporter è trasmesso un promo in cui si annuncia l’arrivo di un nuovo canale denominato SVI 82.
Inizierà la sua programmazione, con un palinsesto firmato dalla Svizzera Italiana,  dal 1° Gennaio 2019 sul canale LCN 82 del digitale terrestre.
Attualmente sulla LCN 82 è trasmessa TRS RETE 82 in onda attraverso il mux nazionale RETECAPRI e in alcune regioni da altri provider locali.
Nei prossimi giorni vi forniremo ulteriori dettagli in merito a questo nuovo progetto televisivo.

 

Il nostro Volantino

La Tv Svizzera Italiana dà l’addio al digitale terrestre

Entro la fine del 2019 la SSR smetterà di trasmettere i propri programmi, fra i quali RSI La Uno e La Due, attraverso la rete digitale terrestre (DVB-T).
La decisione è stata presa in quanto l’elevata disponibilità di reti cablate in Svizzera fa sì che il digitale terrestre sia utilizzato sul territorio svizzero soltanto da un numero esiguo di telespettatori.

L’aspetto più rilevante, a mio parere, è che non solo la Svizzera non prende neanche in considerazione il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione, che in Italia sarà introdotto tra qualche anno, ma che proprio chiude alla vecchia tecnologia via etere a favore di quella via cavo e alla rete.

Più in generale è interessante notare come la televisione sia profondamente cambiata nel giro di pochi anni. L’introduzione di piattaforme satellitari, il digitale terrestre, i canali tematici, ha prodotto una frammentazione che ha scardinato i vecchi monopoli. La diffusione della banda larga (che credo in Italia sia ancora troppo indietro per poter pensare di fare un passo simile a quello dei vicini confinanti) ha ormai introdotto una visione differita dei programmi e il palinsesto realizzato secondo i propri gusti e tempi.

Nuovo digitale terrestre, cosa cambierà (e cosa no) per gli utenti

In linea con le normative europee in campo digitale e riguardanti le reti 5G infatti, anche in Italia sbarcherà il nuovo digitale terrestre, che prevede per le trasmissioni televisive l’utilizzo del MPEG4, definito in gergo tecnico DVB-T2. Certamente chi si trova in procinto di acquistare un televisore è bene che legga la normativa che tra poco cambierà il panorama delle reti televisive. Finora è stato utilizzato infatti il DVB-T, mentre il nuovo formato consiste in una sua estensione, il DVB-T2 appunto. La nuova tecnologia dovrà entrare in vigore entro il 2022, a partire dal 2020 in una fase di transizione di circa due anni.

Non si sarà obbligati però a cambiare tutti i televisori: se si possiede infatti una TV non idonea, sarà necessario solamente acquistare un decoder adatto. Se è stato acquistato un televisore nell’ultimo anno e mezzo è probabile che il modello sia già compatibile con la nuova tecnologia. Per chi invece ha comprato una TV prima del 1 luglio 2016, è molto probabile che dal 2022 non funzioni più, se non tramite un decoder nuovo. Il 1 luglio 2016 tuttavia non è una data casuale: infatti da quel giorno, le TV vendute dai produttori ai negozi di distribuzione devono possedere un sintonizzatore in grado di ricevere le frequenze in tecnologia DVB-T2, con le codifiche approvate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

C’è poi chi desidera comprare un televisore nuovo e in questo caso non c’è problema di compatibilità: dal 1 gennaio 2017 infatti è obbligatorio per i negozianti vendere ai consumatori televisori già compatibili con il DVB–T2. Rimane comunque importante fare attenzione, soprattutto in caso di sconti vantaggiosi e acquisti online, perché rimane il rischio di ritrovarsi con un televisore con DVB-T. È necessario quindi capire se il televisore supporta lo standard DVB-T2 e il codec H265/HEVC. Il Mise ha comunicato che nel 2022 bisognerà avere esclusivamente TV con tecnologia DVB-T2 e standard HEVC, mentre oggi tale caratteristica è assente su 9 TV su 10: dal cambio di normativa insomma non si scappa.

Nel concreto, il passaggio al DVB-T2 libera le frequenze mobili della banda 700, comprese tra i 694 e i 790 MHz, frequenze assegnate alle telecomunicazioni mobili 4G e 5G. Non sarà un cambio privo di benefici: le frequenze sulla banda 700 arrivano infatti meglio negli immobili e superano ostacoli con maggiore facilità, rispetto alle lunghezze d’onda più corte. In questo modo smartphone e tablet saranno coperti in modo migliore. Inoltre, ci sarà un aumento della qualità visiva e sonora, oltre all’alta e altissima definizione.

Non solo dal 2020 inizierà il passaggio al DVB-T2, ma inizierà anche l’adozione del codec HEVC (High Efficiency Video Coding), in grado di supportare l’ultra definizione delle immagini fino a 8192 x 4320 pixel. Tuttavia, Rai e Mediaset hanno già affermato che non ci sarà il passaggio dei loro canali principali fino al giorno di conferma definitiva del cambio in sede legislativa. La rivoluzione del 2020 non porterà solamente maggiore qualità visiva, ma potrebbe aiutare anche a rivitalizzare un mercato in difficoltà: nei primi sei mesi del 2017 infatti si è registrato il 10% in meno di apparecchi televisivi venduti. In Francia si è arrivati anche ad una diminuzione del 46%. Il calo interessa il territorio dal 2015, quando si è registrato una diminuzione del 12,2% e solo nel 2016 si è avuto un aumento del 3,7%, in concomitanza con gli Europei di calcio. Quel che è certo è che bisognerà studiare le caratteristiche tecniche dei nostri apparecchi televisivi e adeguarsi entro il 2022, per non rimanere davanti ad uno schermo nero.

Tecnologia 5G, ma non sarà pericolosa?

Si parla molto delle tecnologia 5G e sugli effetti che potrebbe avere sugli esseri viventi del pianeta compresi noi esseri umani.
L’italia partirà con la commercializzazione di questa tecnologia nel 2020, le aste tra i gestori della rete sono già iniziate.
Ma siamo sicuri che queste frequenze non creino problemi al nostro complesso organismo?
Ecco cosa è successo durante un esperimento di attivazione della rete 5G dove centinaia di uccelli sono caduti dal cielo nei Paesi Bassi, una casualità?

Impianto multiservizio in fibra ottica

In condominio convivono da sempre molti impianti di telecomunicazioni: si pensi alla TV terrestre, quella satellitare, la telefonia, internet, citofoni etc… negli ultimi anni si stanno aggiungendo sempre più spesso altri servizi come sistemi di videosorveglianza e reti dati locali del condominio (magari utilizzate proprio per il sistema di videosorveglianza o per quello dei citofoni).

Il futuro di tutti questi servizi è quello di integrarsi tra di loro a formare un sistema la cui funzionalità è maggiore della somma delle funzionalità delle sue parti, ma per farlo è necessario prima avere un’infrastruttura adeguata.

La topologia naturale delle reti dati è quella a stella, che è utilizzabile anche per tutti gli altri servizi di comunicazioni elettroniche tipici degli impianti condominiali.

L’impianto centralizzato multi servizio fornisce un’infrastruttura in fibra ottica in grado di ospitare tutti questi servizi basandosi su una topologia a stella FTTH già pronta per gli ampliamenti dei prossimi anni. Si basa su un centro stella ottico di edificio ospitato in un locale tecnico da cui partono tutti i cavi in fibra ottica che raggiungono direttamente l’interno di ogni appartamento.

I cavi impiegati in questo tipo d’impianto sono microcavi multifibra, ovvero dei cavi di piccolissime dimensioni contenenti diverse fibre ottiche. Ogni fibra ottica può essere dedicata ad un diverso impianto arrivando a collegare l’appartamento fino a 8 diversi impianti in fibra ottica con lo stesso cavo.

A causa delle difficoltà di cablaggio degli edifici gli ISP stanno ricorrendo sempre più spesso a soluzioni FTTC che porta la connessione in fibra ottica solamente fino al cabinet sulla strada, da quel punto in poi la connessione è fornita sul vecchio doppino in rame. Questo tipo di connessione non permette all’utente di sfruttare a pieno la banda della fibra ottica, in quanto la velocità è limitata dalla tratta in rame. Queste connessioni raggiungono generalmente i 30Mbps in download e 3Mbps in upload. Le connessioni ad internet in fibra ottica FTTH, ovvero quelle realizzate in fibra fino all’interno dell’appartamento dell’utente, permettono di raggiungere velocità anche di 1000 Mbps (1 Gigabit al secondo).

Il centro stella dell’impianto multi servizio è compatibile con i ripartitori ottici di edificio (ROE) utilizzati della maggior parte degli internet service provider (ISP), come Telecom Italia, Fastweb, Vodafone, ecc… per fornire la connessione in fibra ottica FTTH ad alta velocità (100, 300, 1000 Mbps) negli appartamenti. Grazie a questa caratteristica sarà possibile per gli operatori telefonici utilizzare l’impianto centralizzato per fornire telefonia e connessione ad internet agli utenti senza dover effettuare il cablaggio dell’edificio dovendo aggiungere altri cavi per i quali spesso non c’è abbastanza spazio nelle tubazioni condominiali. Gli operatori potranno quindi avvalersi dell’impianto in fibra ottica multiservizio già realizzato dal condominio per collegare velocemente e con poco sforzo (sia in termini di manodopera che economici) gli appartamenti alla rete internet.

La grande quantità di fibre ottiche presenti nei microcavi rende l’impianto già predisposto per ogni impianto di telecomunicazioni che si vorrà aggiungere in futuro ai servizi del condominio, servizi che grazie alle nuove tecnologie nei campi dell’internet of things, smart grid, smart building ed home automation sono destinati ad aumentare.

A partire dal cuore di questo impianto sarà possibile possibile effettuare anche un cablaggio in fibra ottica delle parti comuni dell’edificio per poterle connettere ai servizi del condominio rendendo disponibile ad esempio una connettività Wireless alla rete LAN condominiale.

Questo tipo d’impianto è perfetto per le nuove costruzioni che devono seguire le ultime normative come la legge 164/2014, ma può essere realizzato anche per ristrutturazioni e in vecchi edifici grazie alle piccole dimensioni dei cavi in fibra ottica e alla possibilità di inserire i cavi nelle tubazioni dell’energia elettrica, in quanto i cavi impiegati non conducono l’elettricità.

Non è necessario affrontare da subito tutta la spesa della transizione di tutti gli impianti dalla tecnologia tradizionale a quella in fibra ottica, ma sarà possibile farlo successivamente aggiungendo i vari servizi nell’infrastruttura unica multi servizio già predisposta.

Per quanto riguarda la parte della distribuzione televisiva, l’installazione all’interno dell’appartamento risulterà analoga a quella di un impianto TV in fibra ottica dedicato alla sola distribuzione TV con la differenza che saranno disponibili anche altre fibre ottiche per la connessione degli altri impianti.

Una selva di antenne sui tetti e balconi delle città

Sono centinaia se non migliaia le antenne nei tetti delle nostre città, che senza distinzione tra centro storico, zone di pregio e periferie, pullulano in una giungla di ferraglie che offende il cielo della nostra Sicilia e il decoro delle nostre città.

Antenne per DTT singole di un condominio

Nonostante questo scempio paesaggistico e l’inutilità di moltissime di esse le antenne Tv rimangono imperterrite al loro posto.

Molti in realtà hanno installato le parabole ma, senza togliere le antenne preesistenti, ferraglia che si aggiunge ad altra ferraglia.

Antenne SAT per singolo condomino

Fermo restando il sacrosanto diritto alla libertà e il diritto ad accedere all’informazione e all’intrattenimento dei canali televisivi, c’è un altro diritto che deve essere rispettato; il diritto di ognuno di noi a vivere nel decoro e questa selva indiscriminata di antenne Tv offende il decoro paesaggistico di qualunque città.

Antenna DTT e SAT centralizzata

La soluzione a tutto questo per fortuna esiste e si chiama Antenna Centralizzata o condominiale, che può nel caso del Digitale Terrestre e/o Satellitare servire diverse decine di utenze.

Questo consente innanzitutto di sgomberare terrazzi, tetti e balconi di inutili e ingombranti pezzi di ferraglia; ridurre al minimo l’impatto ambientale, ridurre i rischi per la salute e ultimo ma non meno importante, ottimizzare i costi di gestione riducendoli notevolmente, aumentando in modo esponenziale qualità di visione dei canali TV e quantità degli stessi.

Fare tutto questo è più semplice di quanto si possa pensare: affidati a personale qualificato ed in continuo aggiornamento che, utilizzando tecnologie per lo più sconosciute al singolo garantisce con professionalità e competenza, in tempi brevi risultati ottimi sotto ogni profilo.