Sky e Netflix gratis: cosa rischiano gli 11mila clienti di ZSat

Il gruppo financial cybercrime della Polizia Postale, coordinato e diretto dalla Procura di Palermo, ha appena smantellato una delle maggiori reti IPTV italiane.

Conosciuta da tutti con il nome di ZSat, contava ben 11 mila abbonati ed aveva la sua “sede centrale” a Palermo. ZSat era gestita nella camera da letto del proprio appartamento da un 35enne residente nel capoluogo siciliano. All’interno dell’abitazione, oltre a 67 decoder Sky, sono stati ritrovati centinaia di migliaia di euro in contanti, lingotti d’oro, e wallet crittografici per criptovalute. Un impero economico fondato sulla pirateria audiovisiva, che costerebbe agli operatori di settore fino a 700 milioni di euro ogni anno.

E se la “mente” dell’operazione ora dovrà rispondere della condotta illegale davanti al giudice, rischiando sanzioni pecuniarie di svariate migliaia di euro e di trascorrere diversi anni dietro le sbarre, la situazione per i suoi 11 mila clienti non è tanto differente. Anche se le azioni penali contro i fruitori del “pezzotto” (questo il soprannome del dispositivo che consente di vedere Sky piratata) sono davvero pochissime, ora gli inquirenti potrebbero avere tra le mani elementi utili a risalire agli utenti finali.

Nel caso in cui gli uomini della Polizia Postale riuscissero in questa impresa, chi ha visto Sky e Dazn piratate potrebbe dover affrontare un processo e subire la stessa sorte dell’uomo di 35 anni arrestato a Palermo. Diversi avvocati ed esperti di difesa del copyright, infatti, sottolineano che i rischi di chi vede IPTV sono molto elevati. Si tratta, infatti, di reati penali molto gravi, con ricadute economiche sull’intero sistema televisivo ed economico del nostro Paese.

Ma cosa rischiano gli 11mila clienti di ZSat? Per capirlo, bisogna rifarsi alla sentenza della Corte di Cassazione n. 46443/2017, che ha confermato la pena a quattro mesi di reclusione e 2.000 euro di multa per un utente beccato a vedere Sky senza pagare con un sistema di card sharing (la pratica con la quale si condivide lo stesso abbonamento con più utenti utilizzando dispositivi hardware o sodtware). Nella sentenza, gli Ermellini richiamano la legge 633, articolo 171 comma otto del 1941.

Il dettato legislativo prevede che chi si rende colpevole della visione di Sky, Netflix e Dazn gratis rischia da 2.582,29 a 25.822,26 euro di multa e da sei mesi a tre anni di reclusione.

Bloccata tv pirata «ZSAT», riproduceva illegalmente intero palinsesto Sky

La Polizia di Stato di Palermo, al termine di ùarticolata attività d’indagine ad elevato contenuto tecnologico, ha disarticolato l’infrastruttura informatica, gestita dalla nota IPTV pirata «ZSAT», che permetteva la riproduzione abusiva, attraverso internet, dell´intero palinsesto Sky. Gli uomini della Sezione financial cybercrime della Polizia Postale, coordinati dalla Procura di Palermo, hanno così segnato un punto importante nel contrasto ad un fenomeno, quello della messa in commercio e riproduzione illecita del segnale delle pay-tv attraverso il web, troppo spesso sottovalutato, ma che tuttavia è in grado di generare un giro elevatissimo di profitti illeciti, spesso appannaggio delle più importanti organizzazioni criminali del Paese.

Tecnicamente, le IPTV pirata rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di abbonamenti illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l´istallazione di un semplice dispositivo domestico (il c.d. «Pezzotto»), offrono la possibilità di accedere all´intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle più note emittenti satellitari a pagamento.

«Per rendere possibile la trasmissione, organizzazioni criminali ben strutturate pongono in essere una complessa infrastruttura tecnologica, basata sull´acquisto di abbonamenti genuini (le c.d. »Sorgenti«), da cui, attraverso un intricato sistema di decoder/encoder, il segnale viene trasformato in segnale-dati, scambiabile via internet. A questo punto, attraverso il ricorso a servizi tecnologici disponibili in commercio sul web, il segnale informatico viene assemblato in pacchetti, ed offerto al pubblico attraverso un sistema di »rivenditori« che giunge fino al cliente finale», dicono gli inquirenti.

«Un fenomeno capace di generare un business milionario (si stima che fino allo scorso anno i profitti illeciti ammontassero ad oltre 700 milioni di euro all´anno), che da un lato si traduce in mancati incassi per gli operatori e dall´altro costituisce una fonte di approvvigionamento per pericolosi settori criminali, che non infrequentemente risultano contigui con la criminalità organizzata, nostrana ed internazionale – dicono gli investigatori – Così, al termine delle articolate indagini poste in essere dalla Polizia Postale e delle comunicazioni di Palermo e dalla Procura del capoluogo siciliano, il cerchio si è stretto intorno ad un cittadino palermitano di 35 anni, la cui abitazione è stata individuata e sottoposta ad attenta perquisizione».

Nella stanza da letto dell´indagato, è stata puntualmente rinvenuta la «Sorgente» dell´Iptv pirata ZSat, composta da 57 decoder di Sky Italia, collegati ad apparati per la ritrasmissione sulla rete internet, per un giro di clienti finali stimato in circa 11.000 persone in tutta Italia.

«Proprio a riprova dell´entità del giro di affari illecito, presso la sola abitazione dell´indagato gli uomini della sezione financial cybercrime della polizia postale hanno rinvenuto e sequestrato, nascosti negli scarichi dei bagni e nella spazzatura, ben 186.900 euro in contanti ed una macchina professionale conta-banconote, lingotti d´oro, e due »wallet« hardware (portafogli virtuali) contenenti cryptomoneta in diverse valute, il cui valore complessivo, certamente elevato, verrà meglio stimato a seguito degli ulteriori accertamenti tecnici».

L´uomo è al momento indagato per il reato di cui all´art. 171-ter lett. e) della Legge sul diritto d´autore, in attesa che gli ulteriori approfondimenti investigativi svelino un quadro probatorio ancor più articolato.

ADDIO CINE SONY: CHIUSO IL CANALE TV DEDICATO AL CINEMA

Dopo nemmeno due anni dal lancio Sony ha chiuso il proprio canale televisivo dedicato al cinema: Cine Sony, che era disponibile sul digitale terrestre al canale 55, ha chiuso definitivamente l’11 luglio.

Il canale è adesso nelle mani di Mediaset che ha piazzato su quella frequenza il suo Mediaset Extra 2, il simulcast di Mediaset Extra.

Non sono state rilasciate dichiarazioni da parte di Sony in merito alla chiusura del canale che, nonostante gli ascolti non paragonabili a quelli delle reti più blasonate, ha fatto registrare un costante aumento di telespettatori che lo avevano portato dallo 0,25% di share del giugno 2018 allo 0,36% del maggio di quest’anno.

Cine Sony offriva una programmazione interamente dedicata al cinema: in primo piano ovviamente i film della major giapponese, ma anche molti format dedicati al dietro le quinte, ritratti di attori e registi, interviste e La Fabbrica dei Sogni, un programma interamente incentrato sulla “storia e volti del cinema italiano”.

Secondo Il Sole 24 Ore entro fine luglio Mediaset dovrebbe rendere pubbliche le intenzioni per quanto riguarda la programmazione del canale 55 e sembrerebbe che comunque si tratterà di un canale dedicato al cinema.

Mediaset ha comunque già due canali dedicati alla Settima Arte, il 20 e Iris, quindi non è ben chiara l’intenzione del Gruppo di Cologno Monzese ma ne sapremo qualcosa di più nei prossimi giorni.

Intanto salutiamo con affetto Cine Sony, durata appena 22 mesi ma già diventata appuntamento fisso di molti cinefili: forse dietro a questo passaggio di consegne si nasconde la preparazione di Sony alla discesa sull’agguerritissimo campo dello streaming?

Alcuni analisti pensano di sì: dopo Disney con la propria Disney+ in arrivo a breve e Warner che ha da poco annunciato HBO Max, sembrerebbe arrivato il momento di Sony, che potrebbe fin dall’inizio avere già un nutrito numero di possessori di PlayStation 4 ai quali offrire il servizio di piattaforma streaming.

Con in mano importanti proprietà intellettuali – in mano a Sony Pictures ci sono ColumbiaTriStar e Screen Gems – sarebbe sicuramente una concorrente di livello, e a quel punto risulterebbe spiegata la sparizione di Cine Sony dal digitale terrestre.