Antenna RAI di Caltanissetta

L’antenna Rai di Caltanissetta è un’antenna omnidirezionale di 286 metri di altezza, che detiene il primato di struttura più alta d’Italia. Fa parte di una stazione radio della Rai, ormai dismessa, per la radiodiffusione in onde lunghe, medie e corte.

Inizio trasmissioni

L’inizio dei lavori di costruzione si ebbe nel 1949, quando ci fu l’esigenza da parte della RAI di rendere fruibile la ricezione del segnale nei paesi del Mediterraneo e del Nord Africa. I costi di costruzione furono di 146 milioni di lire dell’epoca; l’azienda costruttrice fu la CIFA (Compagnia Italiana Forme e Acciaio).

L’impianto, di proprietà della RAI, fu inaugurato il 18 novembre 1951 dall’allora ministro delle telecomunicazioni Giuseppe Spataro e dal presidente della RAI Cristiano Rindomi, insieme ai presidenti in carica e uscente della Regione Siciliana Franco Restivo e Giuseppe Alessi.

L’impianto per anni è stato utilizzato per la trasmissione in onde lunghe sui 189 kHz. L’impianto ad onde corte, costituito da antenne separate dalla struttura principale, operava sulle frequenze di 6060 kHz con 3 kW di potenza, mentre sui 7175 e 9515 kHz con 5 kW. In precedenza, l’impianto sui 6060 kHz era usato con una potenza di 25 kW.

L’antenna è stata utilizzata anche per le trasmissioni di un notiziario in lingua araba trasmesso in onde medie (Caltanissetta 1 – 567 kHz).

Fino al 1965 l’antenna deteneva anche il primato di struttura più alta d’Europa; il record fu poi battuto dalla Belmont Transmitting Station, alta 351,65 metri, situata in Gran Bretagna; quest’ultima è tuttora la più alta struttura di tutta l’Unione europea, seconda solo alla Torre della TV di Vinnycja in Ucraina alta 354 metri. Al 2015 l’antenna RAI di Caltanissetta è la 43ª torre di trasmissioni per altezza censita al mondo. L’antenna è sita alla sommità della collina di Sant’Anna di Caltanissetta , collina che ha un’altezza sul livello del mare di 689 metri s.l.m., la sommità dell’antenna è quindi alta 975 m.

Fine trasmissioni

Gestito nell’ultimo periodo da Rai Way, l’impianto è stato spento il 9 agosto 2004, a causa del progressiva disaffezione dell’audience dalla radio AM e per l’alto costo di mantenimento degli impianti, costo che ha spinto numerose emittenti ad abbandonare le trasmissioni in queste bande.

Secondo dirigenti Rai Way, dal 1982, il traliccio è stato verniciato una sola volta e per questa operazione sono occorsi trenta giorni di lavoro con quattro unità lavorative, senza l’utilizzo di alcun ponteggio.

La RAI, una volta disattivato per le trasmissioni nel 2004 l’impianto, ha espresso l’intenzione di demolire la struttura ormai inattiva e con alti costi di manutenzione; infatti, per la manutenzione periodica sono coinvolti tecnici specializzati per i lavori ad alte quote.

Acquisizione comunale

Al fine di scongiurarne lo smantellamento, l’amministrazione comunale nissena ha in progetto la salvaguardia del manufatto, ormai icona e simbolo distintivo della città, acquisendolo. A seguito di un primo incontro tra l’allora sindaco di Caltanissetta Michele Campisi e i vertici della Rai siciliana avvenuto il 5 febbraio 2013 per definire le modalità di acquisizione, il 2 novembre successivo la giunta comunale deliberò l’acquisto del manufatto in metallo, delle costruzioni annesse e dell’area circostante per la somma di 537 000 euro. Le motivazioni all’acquisto dell’amministrazione comunale sono state l’interesse ad evitare che l’antenna venga demolita dalla RAI e che il circostante parco alberato diventando di proprietà comunale venga trasformato in un parco pubblico attrezzato per la città.

Il 22 settembre 2012 il sito è stato dichiarato dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali, Servizio Soprintendenza di Caltanissetta, bene di interesse culturale; tali beni consistono nell’antenna, nel parco e nei fabbricati annessi comprensivi delle storiche attrezzature trasmissive. L’acquisto del manufatto e delle pertinenze annesse comporterebbero per le casse comunali una spesa, da suddividere in cinque anni, di poco superiore ai 100 000 euro annui, mentre i costi di manutenzione corrente sono stimati, dai tecnici comunali, in circa 10 000 euro annui; spese coperte da una locazione presente nel sito.

Il 31 maggio 2014 venne comunicato il completamento della procedura burocratica per la variante urbanistica che assegnava in via definitiva come destinazione l’antenna e il terreno circostante a parco naturalistico vincolato. L’amministrazione comunale uscente lasciò alla successiva amministrazione l’incarico di proseguire l’iter per l’acquisto definitivo della struttura e del terreno circostante pari a 13 ettari, ma ad oggi l’attuale amministrazione comunale non ha provveduto all’acquisto del bene.

Il 10 aprile 2017 viene recepita dal consiglio comunale la variante al piano regolatore, precedentemente deliberata dall’assessorato regionale al Territorio ed dell’Ambiente con decreto dirigenziale n. 570 del 19 luglio 2005. La variante, indicata, stabilisce che la collina di San’Anna, l’antenna RAI e le sue pertinenze sono vincolati a parco territoriale agricolo, etno ed antropologico. Stabilendo che «nella suddetta zona sono vietate nuove edificazioni, con l’esclusione di modesti manufatti per la fruizione del parco, tali manufatti dovranno riferirsi a pertinenze degli edifici esistenti, giustificate dalla necessità dell’uso e dalla impossibilità di utilizzo dei volumi già esistenti; nella progettazione dovranno essere recuperate le strutture edilizie esistenti nel rispetto delle caratteristiche tipologiche ed architettoniche».

Apparecchiature di trasmissione

La struttura è situata sulla sommità del colle Sant’Anna, a 689 metri s.l.m., e la sommità dell’antenna raggiunge i 975 metri s.l.m.. È costituita da una torre autoportante in acciaio a traliccio, provvista di tiranti. Il trasmettitore in onde lunghe ha una potenza di 10 kW. All’epoca della costruzione la potenza di trasmissione era di 25 kW. È fissata al suolo mediante quattro piloni di ancoraggio e poggia su due isolatori in porcellana del peso di 16 quintali ciascuno.

La struttura nissena, alta 286 m, usa apparecchiature trasmittenti che per la natura del segnale vanno poste in quota. Gli edifici annessi all’antenna custodiscono preziose apparecchiature d’epoca, che potrebbero diventare oggetti da esporre per un eventuale nascente museo delle telecomunicazioni.

Cambiare tv sarà “obbligatorio” per tanti, ma non per tutti: ecco a chi toccherà e le agevolazioni in vista

CAMBIARE TV 2019 AGEVOLAZIONI – Nel 2022 ci sarà il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione. Una novità tecnologica che darà vita alla “tv del domani”. Ad oggi, 2019, i dettagli da chiarire sono diversi e molti italiani avrebbero volentieri fatto a meno di questo “problema”.

Intanto, il Governo avrebbe previsto di destinare un fondo da 151 milioni di euro al nuovo bonus per la sostituzione dei televisori in vista del passaggio al digitale terrestre di seconda generazione.

L’agevolazione dovrebbe prender forma già a partire dal 2019, previa definizione di regole e modalità per beneficiare dell’incentivo. Non è chiaro però se si tratterà di una detrazione fiscale o se di un contributo economico applicato sotto forma di sconto dal rivenditore al momento dell’acquisto.

Il bonus, sia nella forma di detrazione che di contributo monetario, dovrebbe coprire soltanto una parte del costo della spesa che sarà necessario sostenere per adeguarsi al nuovo digitale terrestre.

Una delle ipotesi è tuttavia che, in fase iniziale, la possibilità di beneficiare delle agevolazioni per la sostituzione della tv riguardi solo gli anziani con reddito fino ad 8.000 euro, già oggi esentati dal pagamento del Canone Rai.

L’unica certezza, ad oggi, è la dotazione finanziaria, incrementata dalla Legge di Bilancio 2019, in vista dell’avvento della nuova rivoluzione digitale che manderà in pensione i nostri vecchi televisori.

Cambiare tv 2019 agevolazioni | Quali televisioni | Modelli

Attenzione: non tutte le tv dovranno essere necessariamente cambiate, ed è proprio per questo che è necessario informarsi su quali televisori andranno sostituiti e quali quelli che invece saranno in grado di ricevere il segnale.

Quelli acquistati di recente dovrebbero infatti garantire la conformità con i nuovi requisiti tecnici. Quali sono questi requisiti? Le nuove televisioni dovranno rispettare il nuovo standard di trasmissione DVB-T2 con HEVC, che prometterà di portare l’alta televisione video nelle case di tutti gli italiani.

Ovviamente per cambiare tv non c’è alcuna fretta. Il termine per allinearsi con il digitale terrestre di seconda generazione – al momento – è fissato per il primo luglio 2022, quando avverrà il ‘trasloco’ definitivo allo standard di trasmissione televisiva DVB-T2 con HEVC.

Per legge, tutte le tv in commercio da gennaio 2017 sono già provviste di questo tipo di tecnologia.

Dal primo gennaio 2017 i rivenditori, che avrebbero dovuto eliminare dagli scaffali televisori con il digitale terrestre di prima generazione, date le grandi quantità in magazzino, hanno continuato – grazie ad una integrazione last minute della legge – a commercializzare le tv provviste del vecchio digitale terrestre DVB-T, a patto però di venderle in abbinamento ad un decoder DVB-T2 con codec HEVC.

Da dove arriva questa decisione? Non dall’Italia, ma dall’Europa. La rivoluzione digitale è stata fortemente voluta dall’UE in conseguenza della nuova assegnazione delle frequenze che, con una direttiva della Commissione, obbliga tutti i Paesi dell’Unione ad adottare il nuovo standard entro il 2022.

L’Europa ha chiesto quindi di spegnere entro il 2022 parte delle frequenze di trasmissione televisive. Insomma, milioni di italiani nei prossimi anni saranno chiamati ad aggiornarsi e ad “aggiornare” le proprie televisioni. In ballo c’è una nuova rivoluzione digitale.